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Nato a Luserna San Giovanni (Torino) il
20 dicembre 1912, deceduto a San Germano Chisone (Torino)
il 22 marzo 1981, ufficiale dell'Esercito, dirigente
industriale ed esponente della Chiesa valdese
Cresciuto in una famiglia valdese molto patriottica (il
padre, ufficiale di carriera, era caduto durante la Prima
guerra mondiale, meritando una Medaglia di bronzo, tre d'argento
e la massima decorazione al valore), Gustavo era entrato,
a diciannove anni, all'Accademia di Artiglieria e Genio
di Torino. Nel 1935, tenente, aveva combattuto in Africa
orientale e tra il 1937 e il 1939, al comando di reparti
di artiglieria someggiata, era stato decorato di croce di
guerra e di Medaglia d'argento. Prima del Secondo
conflitto mondiale, aveva avuto modo di frequentare l'Istituto
superiore di guerra e di laurearsi in Scienze politiche a
Torino. Era poi stato mandato, nel 1942, in Jugoslavia,
presso il comando dell'XI Corpo d'armata italiano.
Catturato dai tedeschi dopo l'armistizio, Ribet riuscì
a fuggire e a unirsi ai partigiani di Tito, per passare
poi a militare nella Resistenza veneta. L'ufficiale
raggiunse quindi Torino dove, nel gennaio del 1944, il
Comando militare del CLN gli affidò la guida delle
formazioni di "Giustizia e Libertà" operanti in
Valle di Lanzo. Nel marzo dello stesso anno Ribet fu
catturato in combattimento. Pesantemente percosso e
torturato, fu imprigionato alle "Nuove" di
Torino per quattro mesi e poi deportato in Germania. Era
destinato a Mauthausen, ma in seguito ai bombardamenti
degli aerei angloamericani venne dirottato al campo di
lavoro di Gaggenau, presso Darmstad. Liberato grazie ad
uno scambio di prigionieri, nel dicembre del 1944 ecco
Ribet di nuovo a Torino. Ma qui è troppo conosciuto e il
CLN decide di mandarlo a Milano dove, è il febbraio del
1945, assume il comando delle formazioni GL lombarde sino
alla Liberazione. Sarà lui a presiedere, sino al 1947, la
Commissione regionale lombarda per l'attribuzione delle
qualifiche di partigiano. Ribet, promosso maggiore per
meriti di guerra e poi tenente colonnello, abbandona la
carriera militare. Si dedica, con successo, all'attività
di dirigente industriale; si occupa, con incarichi al
massimo livello, della Chiesa valdese. In occasione delle
elezioni del 1953, dà il suo appoggio alle liste di
"Unità Popolare". Dal 1960 al 1970 è a capo
dell'Amministrazione del Comune di San Germano Chisone.
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