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Nato a Sant'Agata Bolognese il 29
dicembre 1896, fucilato a Roma il 31 gennaio 1944,
operaio.
Ex combattente della prima Guerra
mondiale, cattolico di sinistra, con l'avvento del
fascismo Riva era stato costretto a lasciare il suo paese
per sfuggire alle persecuzioni dei fascisti locali. Si era
così trasferito con la famiglia in Garfagnana e di lì a
Roma, dove aveva trovato casa nel quartiere Montesacro,
dove vivevano molti immigrati emiliani. Anche a Roma l'operaio
bolognese fu subito preso di mira dalla polizia, che gli
impose il domicilio coatto. Ciononostante Riva continuò l'attività
politica clandestina e, dopo l'8 settembre 1943, fu tra
gli organizzatori della Resistenza nel suo quartiere,
partecipando ad azioni di boicottaggio, alla raccolta d'armi
per le formazioni partigiane, alla diffusione di volantini
contro i nazifascisti. Denunciato da una spia e arrestato
nella sua abitazione, il 23 dicembre 1944 l'operaio fu
portato in via Tasso e poi rinchiuso in una cella del
terzo braccio di Regina Coeli. Dopo un processo sommario,
fu condannato a morte da un Tribunale militare tedesco e
fucilato sugli spalti di Forte Bravetta. Prima di cadere,
gridò: "Viva l'Italia libera!". |