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Nato ad Abbadia San Salvatore (Siena) l'8
marzo 1900, caduto a Roma il 3 maggio 1944, operaio.
All'armistizio Sabatini si trovava a
Roma, dove era occupato alla Snia Viscosa. L'8 settembre
lo vide tra gli uomini della formazione "Pepe"
che, per dodici ore, tenne testa ai paracadutisti nazisti
alle porte della Capitale. Quando i tedeschi occuparono la
città, Sabatini fu tra i fondatori del gruppo
"Scintilla", che avrebbe presto dato vita al
movimento partigiano di "Bandiera rossa", nel
quale l'operaio, che era intanto passato a lavorare alla
Breda, entrò con il nome di battaglia di Badengo e con l'incarico
di capo settore della Seconda zona, che comprendeva il
popolare quartiere di Torpignattara. Fu alla Breda che
Sabatini si convinse, e convinse altri compagni di lavoro,
che per poter meglio sabotare le attività degli occupanti
sarebbe stato opportuno lasciare la fabbrica. Fu così che
Sabatini e i suoi compagni si dimisero dalla Breda e si
fecero assumere da un'impresa che aveva ottenuto dai
tedeschi l'appalto per la ricostruzione e la
manutenzione delle linee ferroviarie intorno alla
Capitale. Non passò molto tempo e l'attività di
Tigrino Sabatini fu scoperta. Il 23 gennaio del 1944 l'operaio
antifascista fu arrestato. Portato in via Tasso, riuscì a
resistere agli interrogatori e fu quindi trasferito a
Regina Coeli. Il tempo per l'istruzione del processo,
che si concluse con una sentenza di condanna a cinque anni
di reclusione, emessa da un Tribunale militare di guerra
tedesco. Di nuovo rinchiuso a Regina Coeli, l'operaio ci
restò poco: il 14 aprile fu di nuovo processato e
condannato a morte; il 3 maggio Sabatini fu fucilato al
Forte Bravetta. |