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Nato ad Oneglia (Imperia) nel 1925,
caduto a Garessio (Cuneo) il 26 febbraio 1944, studente,
Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
Allievo del Liceo scientifico di Casale
Monferrato, fu arrestato mentre si recava a scuola.
Riuscito a fuggire, il ragazzo si rifugiò prima a
Stellanello, in provincia di Savona, e poi nell'Imperiese,
dove risiedeva la sua famiglia. A Mendatica organizzò un
gruppo di giovani antifascisti del luogo, poi passò nel
Cuneese, dove entrò a far parte di una banda armata
operante nei dintorni di Garessio. Ferito due volte
durante l'attacco ad un presidio germanico e rimasto
senza munizioni, Sergio Sabatini si offrì volontario per
portare ordini ad un altro gruppo di partigiani operante
nella zona. Nell'attraversare un tratto scoperto e
battuto dal fuoco nemico, il ragazzo fu colpito una terza
volta. Non desistette, e fu ferito ancora dai tedeschi che
lo catturarono e, dopo averlo seviziato, lo condannarono a
morte. Di fronte al plotone d'esecuzione, lo studente
gridò al nemico: "Mio padre mi ha insegnato a
vivere, io vi insegno a morire". Il nome di Sergio
Sabatini fu poi assunto da una Brigata partigiana alpina.
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