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Nato a Budrio di Correggio (Reggio
Emilia) il 1° febbraio 1904, ucciso a Fosdondo di
Correggio il 25 gennaio 1945, contadino, Medaglia d'oro
al valor militare alla memoria.
Luminosa figura d'antifascista, Vittorio Saltini
dedicò tutta la vita alla lotta per la libertà e per l'emancipazione
dei lavoratori. Nato in una famiglia di mezzadri
socialisti, Vittorio aveva frequentato soltanto la terza
elementare. Perduto un occhio in un incidente, non era
più andato a scuola, anche per sottrarsi al dileggio
degli altri bambini che, con cruda espressione dialettale,
avevano preso a chiamarlo el Bugh (cariato in un
occhio). Nel 1921 Vittorio, con altri suoi familiari,
aveva aderito al Partito comunista e i Saltini divennero
così protagonisti della resistenza attiva contro gli
squadristi della zona. Per questo, nel 1926, il giovane
contadino fu costretto ad allontanarsi dal suo paese.
Lavorò a Milano e a Genova, per poi tornare a Correggio
nel 1927, quando gli fu affidata la responsabilità del
Comitato clandestino del P.C. d'I. per tutta la Bassa
reggiana. Restò nella sua terra tre anni, poi dovette di
nuovo allontanarsene per sfuggire all'arresto.
Espatriato in Francia e poi a Mosca, nel 1932 tornò in
Italia, lavorando alla costituzione del partito comunista
clandestino nel Reggiano e in altre province dell'Italia
settentrionale. Si trovava a Padova quando, era il 1934,
fu costretto a riprendere la via dell'esilio. Rimasto
alcuni mesi in Francia, tornò di nuovo in Italia,
nonostante la sua mutilazione lo rendesse facilmente
identificabile. Infatti, il 30 novembre del 1934, Saltini
finì nelle mani della polizia. Poco più di un anno dopo,
il processo dinanzi al Tribunale speciale e la condanna a
venti anni di reclusione. Il contadino antifascista resta
nel carcere di Fossano per quattro anni, ma è considerato
un irriducibile, perché non rinuncia all'attività di
formazione culturale e politica dei compagni di
detenzione. Ciò gli vale il trasferimento a Portolongone,
di dove esce soltanto con il crollo del regime fascista.
"Toti", come lo chiamano i compagni e gli amici,
dopo l'8 settembre 1943 assolve importanti incarichi
politici e militari nella zona compresa tra la via Emilia
e il Po. Nel 1944 è, contemporaneamente, segretario della
Federazione comunista di Reggio Emilia e commissario
politico di quel Comando piazza. Principale animatore
delle formazioni partigiane della pianura (la 37a GAP
sarà poi chiamata col suo nome), Saltini prende anche
parte di persona ad alcuni fatti d'arme. "Toti"
perde la vita per il desiderio di rivedere i familiari. La
sera del 24 gennaio 1945 ha tenuto una riunione del
Comitato federale del PCI e il giorno dopo ha un
appuntamento a San Michele di Bagnolo. La strada passa
poco lontano dalla casa colonica del fratello Adalciso, a
Fosdondo di Correggio. "Toti" decide di passare
a salutare i suoi e non sa che i fascisti lo stanno
aspettando. Quando Saltini s'accorge di essere caduto in
trappola, fa in tempo a distruggere il verbale della
riunione tenuta la sera prima e tenta di fuggire passando
per il fienile. E' crivellato di colpi. Sono le otto del
mattino. Nel pomeriggio, una sua sorella - Vandina,
staffetta partigiana appena rientrata da una missione -
arriva alla casa colonica. La ragazza vede il cadavere del
fratello e si scaglia contro i fascisti, che sono rimasti
sul posto, gridandogli: "Vigliacchi, assassini,
carogne". Anche Vandina viene eliminata con due colpi
di pistola alla testa. |