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Nato a Fossoli di Carpi (Modena) il 30
agosto 1900, morto a "Nomadelfia" (Grosseto) il
15 gennaio 1981, avvocato, sacerdote e educatore.
Nono di dodici figli di un agricoltore benestante, all'età
di quattordici anni Zeno decide di lasciare la scuola,
considerando inutile l'insegnamento che vi s'impartisce.
Il ragazzo va a lavorare nei poderi della famiglia, a
gomito a gomito con i braccianti della cui vita comincia a
valutare la durezza. Sei anni dopo il giovane, che si
trova in servizio di leva a Firenze, presso il III
Telegrafisti, ha una discussione ideologico-religiosa con
un commilitone anarchico che, molto più colto di lui, lo
mette in confusione davanti agli altri soldati. Zeno - che
prima del servizio militare aveva cominciato un'attività
per il recupero di giovani sbandati - capisce quanto sia
importante la cultura. Congedato, pur continuando ad
impegnarsi nel suo apostolato, decide di riprendere gli
studi. Si laurea in legge all'Università Cattolica di
Milano, perché ritiene che, da avvocato, potrà meglio
difendere i ragazzi che incappano, a causa della loro
condizione sociale, nelle maglie della Legge e non possono
pagarsi un difensore. Ben presto Zeno Saltini si convince
che per aiutare i ragazzi è meglio un'attività di
prevenzione e decide, allo scopo, di farsi prete. Celebra
la sua prima Messa nel duomo di Carpi e viene poi mandato
come vice parroco a San Giacomo Roncole (Modena). Qui
comincia a pubblicare un giornalino dal titolo Piccoli
Apostoli, getta le basi - in un edificio antistante la
chiesa, dove ospita i ragazzi sbandati che chiama
"figli" e che poi si chiameranno "Piccoli
Apostoli - di quella che diventerà Nomadelfia.
Accorrono ad aiutarlo nella sua opera (l'Italia è ormai
in guerra) alcune donne e, all'inizio del 1943, sette
sacerdoti delle diocesi di Carpi e di Modena. Alla caduta
del fascismo, la comunità diffonde, in migliaia di copie,
il suo giornaletto che contiene un appello di don Zeno. Vi
è scritto tra l'altro: "
È caduto un regime
che ha rovinato l'Italia ... Guai a coloro che credono che
essere cristiani significhi anche essere conigli: Cristo
ha saputo imporsi al Sinedrio e a Cesare a costo della
vita ... Questa sera alle otto terrò il consueto discorso
sul tema di attualità ... Lasciate il lavoro e venite a
S. Giacomo: uniamoci attorno all'altare per trattare i
nostri sacrosanti diritti
Noi rappresentiamo l'ordine,
noi siamo coloro che hanno lavorato, sofferto, pianto,
lottato per tirare su la nostra gioventù rovinata dal
fascismo ... Operai, contadini, lavoratori in genere che
siete sempre stati sfruttati più dei buoi, onesti datori
di lavoro, uomini di buona volontà, venite tutti e
ascoltatemi. ... Vigliacchi e sfruttatori statevene pure a
casa perché a voi non spetta, in questo momento, altro
compito che attendere per imparare da noi come si realizza
una vera fraternità cristiano-sociale ... Padri di
famiglia, guai a noi se non comprendiamo l'ora di nostra
responsabilità che attraversiamo. I nostri figli ci
maledirebbero in eterno." L'arresto di don Zeno
Saltini è pressoché immediato. Lo rinchiudono nel
carcere di Mirandola, ma viene scarcerato per la compatta
protesta popolare. Qualche mese dopo, con l'occupazione
nazista, i fascisti rialzano la testa. Pretendono che la
Curia faccia internare in manicomio don Zeno, definito
"prete bilioso" e "mestatore da
bordello". La sua Comunità viene perseguitata; così
il sacerdote passa le linee e raggiunge il Sud con alcuni
ex prigionieri neozelandesi e venticinque "piccoli
apostoli", che sarebbero sicuramente stati deportati
dai nazifascisti. Altri "piccoli apostoli"
entrano nelle formazioni partigiane (sette di loro
moriranno combattendo per la libertà) ed alcuni dei
sacerdoti rimasti contribuiranno all'organizzazione
della Resistenza e ad aiutare ebrei e perseguitati
politici. Dopo la fine della guerra, nel 1947, don Zeno,
che è tornato nel Modenese, occupa con i "piccoli
apostoli" l'ex campo di concentramento di Fossoli e
l'anno successivo esce il testo della "Costituzione
di Nomadelfia". Due anni ancora e nasce il
"Movimento della Fraternità Umana", avversato
dal governo democristiano di allora e da alcuni ambienti
ecclesiastici. Nel 1952 il Sant'Uffizio ordina a don
Zeno di lasciare la comunità, che ormai conta più di
mille persone e che si richiama ai valori del comunismo
delle origini del Cristianesimo. Il sacerdote ubbidisce.
Viene anche processato per truffa. E' assolto, ma
Nomadelfia sta ormai per dissolversi. Si salva perché la
contessa Maria Giovanna Albertoni Pirelli dona ai "nomadelfi",
costretti a lasciare Fossoli, una tenuta di alcune
centinaia di ettari da bonificare nel Grossetano. Don
Zeno, per meglio tutelare i suoi "figli" che si
sono sbandati, chiede ed ottiene, nel 1953, da Pio XII la
laicizzazione "pro gratia". Sarà riordinato
sacerdote soltanto nel 1962 e gli sarà affidata
Nomadelfia eretta a parrocchia. Quando don Zeno muore, una
delegazione di "nomadelfi" è in visita da Papa
Giovanni Paolo II, che gli invia la sua benedizione. |