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Nato a Londra il 16 giugno 1908, deceduto a Northampton (USA) il 7
agosto 1992, storico liberale.
Nato in Inghilterra da genitori italiani, era ancora studente di quinta ginnasiale a Firenze allorché subì, era il 24 maggio 1923, la prima aggressione da condiscepoli fascisti. L’anno successivo, quando il padre
Guglielmo fu selvaggiamente attaccato, davanti alla sede del fascio, da una trentina di energumeni fascisti che volevano eliminarlo, riuscì a salvargli la vita, pur rimanendo lui stesso ferito.
Esule, col padre, in Svizzera dal 1924 al 1929, Max si laureò a Ginevra in Scienze economiche e sociali. Subito dopo la laurea il giovane aderisce a “Giustizia e Libertà” e torna in Italia per organizzarvi la propaganda antifascista. Nel 1932 è arrestato con una quarantina di giellisti. Fa atto di sottomissione al regime, ma non compromette nessuno dei suoi compagni ed è avviato, con loro, per cinque anni al confino a Ponza. Prosciolto, con gli altri, nel 1933, espatria clandestinamente e riprende i contatti con “GL”. Nel 1937 è a New York, attivo nella “Mazzini Society”, quando apprende dell’assassinio dei
fratelli Rosselli. Salvadori mette a punto un piano per vendicarli, ma non riuscirà a realizzarlo.
Durante la Seconda guerra mondiale eccolo volontario nell’Esercito britannico. Giunto in Sicilia con l’VIII Armata, Salvadori prende parte agli sbarchi di Salerno e di Anzio e il 1° dicembre del 1943 è ferito. Nell’ottobre del 1944, promosso tenente colonnello, è nominato ufficiale di collegamento tra il Comando del 15° Gruppo di armate alleate e il Comando militare del CLN per l’Alta Italia. Paracadutato nelle Langhe, raggiunge Milano dove rimane sino all’insurrezione ed è al fianco di
Pertini durante il comizio del futuro Presidente della Repubblica in piazza del Duomo.
Decorato con la “Military Cross” e con il “Distinguished Order” per i servizi resi
durante la Resistenza, Max Salvadori, nel 1946, torna negli Stati Uniti dove riprende
l’insegnamento della Storia allo “Smith College” di Northampton. Sulla lotta partigiana
ha lasciato numerosi libri: Resistenza ed azione (del 1951), Storia della Resistenza
italiana (1955), La Resistenza nell’Anconetano e nel Piceno (1962),
Breve storia
della Resistenza Italiana (1974). Fondamentali, per conoscere il suo pensiero
di autentico liberale, i tre volumi L’eresia liberale (1979-1984). |