|
Nato ad Ancona il 12 gennaio 1922,
deceduto a Roma il 3 ottobre 2004, professore
universitario e storico.
Poco prima della seconda guerra
mondiale, Santarelli aveva cominciato a collaborare con la
stampa fascista dell'epoca, condividendo, come tanti
della sua generazione, le illusioni del "fascismo di
sinistra". Già nel 1942 aveva cominciato ad
avvicinarsi a posizioni antifasciste e l'8 settembre del
1943, quando fu sorpreso dall'armistizio a Foggia, dove
prestava servizio militare, tentò con il suo reparto di
opporsi ai tedeschi nella zona di Petrulli. Sbandatosi il
suo gruppo, Santarelli raggiunse Salerno per arruolarsi
nei "Gruppi Combattenti Italia". Fallita questa
iniziativa, il giovane entrò come volontario nel 1°
Raggruppamento motorizzato che, ai primi di dicembre del
1943, si distinse nella battaglia di Mignano di Montelungo
(Caserta), la prima combattuta dal ricostituendo Esercito
italiano a fianco della 36a Divisione americana del II
Corpo d'armata del generale Keyes. Dopo la Liberazione,
Santarelli entrò a far parte del CLN di Ancona in
rappresentanza del Partito liberale, dal quale uscì nel
1946 con la sinistra repubblicana. Il 1948 lo vede
candidato alle elezioni per il Fronte popolare. Diventa
poi segretario della Federazione comunista di Ancona e
deputato per due legislature. Dal 1963 al 1968 dirige la
rivista Comune democratico e negli stessi anni è
segretario della Lega dei Comuni. Diventa anche redattore
della Rivista storica del socialismo e, intanto,
approfondisce gli studi sul fascismo. Nel 1966 pubblica
presso gli Editori Riuniti due volumi di Storia del
movimento e del regime fascista, che seguono a saggi
sul Socialismo anarchico in Italia, sulla storia
della Marche e sul marxismo in Italia. Quando assume la
cattedra di Storia contemporanea all'Università di
Urbino, Santarelli si impegna ancor più nella ricerca e
nel 1982 esce una Storia sociale del mondo
contemporaneo, rilevante per l'acutezza dell'analisi
sui popoli e le culture extraeuropee. E' della metà
degli anni novanta Storia critica dell'Italia
repubblicana. Questo libro, edito da Feltrinelli, si
conclude proprio con l'analisi delle elezioni del 1994,
vinte da Berlusconi, che inducono lo studioso a rilevare,
tra l'altro, che "nelle brecce aperte dal
<crollo del comunismo>, negli spazi che ne erano
derivati, si stavano insediando non tanto le idee e le
forze democratico-liberali, quanto posizioni e spinte di
centro-destra larvatamente e tendenzialmente
eversive". |