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Nato a Forlì il 20 luglio 1905, morto
a Torino il 21 luglio 1945, professore di Scienze
naturali.
Era assistente presso l'Università
di Torino quando, per opporsi al fascismo, il professore
entrò nell'organizzazione clandestina "Giustizia e
Libertà". Era il 1930. L'anno successivo, Scala fu
tra gli estensori di un giornaletto, tirato al ciclostile
in poche centinaia di copie, dal titolo Voci d'officina.
Ne furono diffusi in tutto tre numeri; poi la polizia
fascista arrivò al professore. Luigi Scala, arrestato e
deferito al Tribunale speciale, il 24 aprile del 1932 fu
condannato ad otto anni di carcere. Ne scontò quasi
quattro, quindi fu scarcerato per amnistia. Nel 1937, per
il prof. Scala, altro arresto e nuova condanna, questa
volta a 12 anni di carcere: era stato sorpreso a Torino
mentre raccoglieva fondi a sostegno della Spagna
repubblicana. Nell'agosto del 1943, caduto Mussolini, la
scarcerazione - a Castelfranco Emilia, dove Scala era
stato recluso - il ritorno a casa e subito l'impegno nel
Partito d'Azione, nel quale fu tra i dirigenti dell'organizzazione
clandestina attiva nel capoluogo piemontese. Pochi mesi e
di nuovo l'arresto e la deportazione nel campo di
sterminio di Mauthausen. Il professore (era alto 1 metro e
80 ed aveva una costituzione atletica), riuscì a
sopravvivere alle privazioni e alle violenze del lager e
nell'estate del 1945 poté tornare a Torino; ma era
ridotto - pesava 38 chili - ad una larva umana. Morì
dopo pochi giorni in una clinica cittadina. |