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Nato a Spoleto (Perugia) nel 1924,
ucciso a Castelluccio di Norcia (Perugia) il 25 aprile
1944, studente, Medaglia d'oro al Valor militare alla
memoria.
Paolo, rimasto senza genitori in tenera
età, nella prima infanzia era stato affidato ai nonni
materni. Era poi stato accolto nel Convitto nazionale
orfani degli impiegati dello Stato, un istituto
militarizzato dal fascismo per preparare gli adolescenti
ad un futuro di guerra. Il ragazzo si era da poco iscritto
alla Facoltà di ingegneria dell'Università di Roma,
quando aveva cominciato a frequentare gruppi antifascisti
(non a caso suo nonno, prima del fascismo, era stato
sindaco di Spoleto e deputato socialista). Nel gennaio del
1944, avvisato di essere ricercato, lo studente decide di
fuggire sui monti. Saluta la padrona di casa dicendole:
"Ci rivediamo dopo la vittoria" e si allontana.
Nel febbraio dello stesso anno entra nella Brigata
partigiana costituita dal capitano dei bersaglieri Ernesto
Melis, un ufficiale di carriera che, dopo l'8 settembre,
lasciata l'Accademia di Modena e raggiunta Spoleto,
aveva deciso di opporsi con le armi ai nazifascisti.
Schiavetti fu assegnato ad una squadra comandata da un
ufficiale alleato fuggito dalla prigionia, Frank Negel
Eatwell, che sarebbe poi caduto sotto i colpi della
Gestapo nei pressi del cimitero di Norcia. Il 25 aprile
gli uomini di Eatwell si scontrarono con preponderanti
forze fasciste. Paolo, ferito, fu catturato e ucciso dopo
aver rifiutato di dare informazioni sui suoi compagni di
lotta. Nella motivazione della decorazione al valore si
ricorda che Schiavetti "
si distingueva in numerosi
fatti d'arme, mostrando sempre eccezionali doti di
coraggio. Accerchiato in Castelluccio di Norcia da
preponderanti forze nemiche, rimaneva ferito in
combattimento nell'impari lotta. Dolorante a terra, nell'impossibilità
di muoversi per la grave ferita riportata, gli veniva
promessa la vita se avesse svelati i segreti della banda.
Il silenzio eroicamente ostinato malgrado le vessazioni di
ogni genere, provocò lo sfogo bestiale del nemico che lo
finiva a colpi di fucile alla testa. Forte della fede,
sicuro dell'avvenire, affrontò il martirio con sereno
coraggio
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