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Nato a Cadelbosco (Reggio Emilia)
il 14 giugno 1907, morto a Castelfranco Emilia il 12
gennaio 1933, contadino.
Nell'organizzazione comunista clandestina di Reggio
Emilia, quelli che erano in contatto con lui lo
conoscevano come Caruso. Per tutti gli altri era il
camerata Tagliavini, autista personale e "guardia d'onore"
del Console comandante della 79a Legione M.V.S.N. di
Reggio. Tagliavini si era infiltrato nel partito fascista
per incarico dei suoi compagni e l'aveva fatto molto
bene. Il contadino emiliano, infatti, si era prima
premurato di studiare per ottenere la patente di guida,
documento raro a quell'epoca, e quando "era
diventato fascista" fece in modo da far apprezzare la
sua abilità nella guida e la sua discrezione. Una volta
diventato autista del Console, per Tagliavini divenne
facile essere informato delle cose dei fascisti, per
poterne riferire ai compagni dell'organizzazione
comunista clandestina. Non solo: per molti mesi si servì
dell'automobile di servizio per trasportare materiale
propagandistico del Partito comunista nelle varie
località della provincia dove operavano nella
clandestinità altri antifascisti. Giunse persino ad
utilizzare in varie occasioni quell'auto per
accompagnare dirigenti comunisti (tra questi anche Teresa
Noce), nei loro giri di riunioni clandestine nel Reggiano
e nel Parmense. Sicuramente osò troppo, tanto che nel
luglio del 1932 fu scoperto ed arrestato. Dai
"camerati" Gilio Tagliavini subì atroci
sevizie, ma non disse una parola sull'organizzazione
degli antifascisti che pure conosceva molto bene. Deferito
al Tribunale Speciale, "Caruso" fu condannato il
13 marzo del 1933 a 18 anni di reclusione e rinchiuso
nella Casa penale di Castelfranco Emilia. Nove mesi dopo
fu trasportato nel locale ospedale con una diagnosi di
ulcera. Morì durante l'intervento chirurgico.
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