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Nato a Forlì nel 1921, caduto a Milano
il 20 maggio 1944, studente, Medaglia d'oro al valor
militare alla memoria.
Laureando in Giurisprudenza, per combattere nella
Seconda guerra mondiale, Tavernari, nel dicembre del 1941,
si arruolò volontario nella Coorte autonoma universitaria
di Bologna della milizia fascista e frequentò un corso
per allievi ufficiali. L'8 settembre 1943, per opporsi
ai tedeschi, decise di unirsi alla banda partigiana "Poet"
operante a Bologna. Dopo aver svolto funzioni di
collegamento con altre formazioni partigiane dell'Emilia,
lo studente decideva di passare nell'Italia liberata.
Raggiunta Pescara e poi Bari, il giovane si mise a
disposizione del Comando alleato che, dopo un breve
periodo di addestramento, decise di mandarlo a Milano.
Sbarcato sulle coste dell'Italia settentrionale,
Tavernari riuscì a raggiungere il capoluogo lombardo con
tutta l'attrezzatura che gli era stata affidata e a
trovare una sistemazione in zona Magenta. Stava
trasmettendo con il capo telegrafista Gastone Piccinini
quando arrivarono i tedeschi, avvisati da un inquilino
della casa. I due giovani, distrutti ricetrasmittenti e
codici, impegnarono i tedeschi sino a che, esaurite le
munizioni, piuttosto che arrendersi, si lanciarono nel
vuoto dal tetto della casa. A Milano, Tavernari è
ricordato da una lapide sulla casa di via Pier Capponi 2,
dove si è compiuto il suo sacrificio. Nella Bologna dove
aveva studiato gli è stata intitolata una via. La
motivazione della ricompensa alla memoria afferma:
"Animato da profondo amor patrio, traversava le linee
e si metteva a disposizione del Servizio informazioni
alleato. Sbarcato da un MAS italiano sulla costa occupata
dai tedeschi, con una radio, assieme ad altri patrioti,
inviava preziose notizie militari. Sorpreso con un
compagno mentre si apprestava a trasmettere alcune
informazioni, rifiutava la resa e, barricatosi in una
casa, accettava combattimento contro soverchianti forze di
SS tedesche. Dopo aver inflitto gravissime perdite agli
avversari, esaurite tutte le munizioni, si portava sul
tetto e al grido di " Viva l'Italia! " si
lanciava nel vuoto immolando nell'eroico gesto la
giovane vita. Monito ed esempio alla gioventù studiosa d'Italia".
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