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Nato a Genova il 7 luglio 1895, morto a
Roma il 7 dicembre 1983, avvocato, dirigente comunista e
parlamentare.
Era bambino quando la sua famiglia si trasferì da
Genova a Torino. Fu qui che Terracini, studente sedicenne,
aderì alla Federazione giovanile socialista, diventando
il segretario della locale sezione. La sua propaganda
contro la guerra gli procurò il primo arresto nel 1916 e,
subito dopo, l'arruolamento e l'invio in zona d'operazione.
Partecipò alla prima Guerra mondiale, come soldato
semplice del 72° Reggimento fanteria, essendogli stata
preclusa (per ragioni politiche), la nomina ad ufficiale.
Finito il conflitto, Terracini, era il 1919, si laureò in
Giurisprudenza. Amico di Antonio
Gramsci, fu con lui
promotore del settimanale L'Ordine Nuovo che, da
rassegna di cultura socialista, divenne "organo dei
Consigli di fabbrica". Nel gennaio del 1921 Terracini,
durante il Congresso socialista di Livorno, è tra i
fondatori del Partito comunista d'Italia. Entrato nell'Esecutivo
del nuovo partito svolge una notevole attività
internazionale. Nel giugno-luglio 1921, Terracini
partecipa al III Congresso dell'Internazionale comunista
e viene eletto nell'Esecutivo, nonostante fosse entrato
in polemica con Lenin e con Trotzki, dichiarandosi in
contrasto con la direttiva del "Fronte
Unico" con i socialisti. Terracini fu per l'ultima
volta in Russia in occasione del V Congresso del Comintern
del giugno-luglio 1924. Tornato in Italia, nel dicembre
fu arrestato. Catturato una seconda volta a
Milano nel 1925, ebbe ancora modo di partecipare a Lille
al Congresso del Partito comunista francese. Poi, il 12
settembre 1926, la privazione della libertà, che si
sarebbe conclusa soltanto con la fine della dittatura.
Conclusione che avvenne in anticipo, rispetto ai 22 anni
ai quali Terracini fu condannato, il 4 giugno 1928, dal
Tribunale speciale di fronte al quale tenne, non un
intervento a propria difesa, ma una memorabile
requisitoria contro il fascismo. Dopo i lunghi anni di
carcere e di confino - che sul recluso pesarono,
nonostante la moglie Alma Lex gli fosse moralmente vicina,
soprattutto per le incomprensioni con i compagni di
partito che l'avevano isolato - nell'agosto del 1943
Terracini torna in libertà. Ma la situazione precipita e
lui, comunista ed ebreo, deve cercare rifugio in Svizzera,
mentre nel suo partito una commissione è incaricata di
giudicarne le posizioni politiche. Terracini non attende
in Svizzera le conclusioni dell'inchiesta (che
arriveranno, con la "riabilitazione", il 14
dicembre del 1944) e chiede ed ottiene, dal CLNAI di
passare nella repubblica partigiana dell'Ossola, dove ha
l'incarico di segretario della Giunta di governo.
Dopo
la Liberazione, Terracini entra nel Comitato centrale e
nella Direzione del PCI. E' capogruppo dei senatori
comunisti per due legislature. Soprattutto è membro
della Consulta e il 2 giugno 1946 è eletto
presidente dell'Assemblea Costituente. E' Terracini
che appone la sua firma, con Enrico De Nicola e Alcide De
Gasperi, alla Costituzione della Repubblica. Terracini -
che è stato senatore sino alla morte, che dalla sua
fondazione è stato sempre presidente dell'ANPPIA (l'Associazione
nazionale dei perseguitati politici antifascisti), che fu
membro autorevole del Consiglio mondiale della Pace, dell'Associazione
dei giuristi democratici, della Federazione internazionale
dei movimenti di Resistenza, della Società europea di
cultura - ha esercitato la sua professione di avvocato
soltanto quando si è trattato di difendere i
perseguitati, gli antifascisti, le vittime della violenza.
L'editore La Pietra ha pubblicato, nel 1975 e nel 1976,
una parte dell'epistolario di Umberto Terracini: due
libri dal titolo Sulla svolta e Al bando del
partito. |