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Nato a Pantelleria (Trapani) nel 1920,
deceduto a Torino il 25 maggio 2003, urbanista.
Sua madre era un'isolana cattolica. Suo padre, un
torinese di religione ebraica, era morto nel 1925, poco
dopo la nascita di un secondo figlio, Carlo. Da allora,
per la famigliola dei Todros, era stata una vita di
stenti, tra Pietra Ligure e Torino, resa ancor più
difficile, dopo l'entrata in vigore delle leggi
razziali, dall'origine del padre. I fratelli Todros non
poterono frequentare scuole normali, ma certo impararono
dalla madre l'amore per la democrazia e la libertà.
Dopo il 25 luglio del 1943, Alberto, in Liguria, si unisce
con il fratello ad altri giovani e partecipa ad azioni di
sabotaggio contro i nazifascisti, finché non viene
arrestato e deportato, con Carlo, nel lager di Mauthausen.
Rimarrà nel campo di concentramento nazista sino ai primi
di maggio del 1945. Tornato in Italia, Alberto riesce a
terminare gli studi in ingegneria e inizia l'attività
politica nel PCI. Segretario di una Sezione torinese del
partito comunista, Todros entra nel comitato federale del
PCI e nel 1951 viene eletto consigliere comunale a Torino,
incarico che ricoprirà per 24 anni. Dal 1963 e per
quattro legislature è deputato al Parlamento, dove fa
parte della Commissione Lavori Pubblici. Fermamente
contrario alle politiche di cementificazione e all'andazzo
della costruzione di quartieri dormitorio, Alberto Todros
è stato a lungo membro effettivo dell'Istituto
nazionale d'urbanistica. Stimato urbanista, ha firmato i
piani regolatori di Alessandria, Vado Ligure, Venaria,
Beinasco, ha partecipato alla realizzazione del piano
intercomunale di Savona e ha fatto parte della commissione
di studio di quello intercomunale di Torino. Nel 1996
Todros ha pubblicato un libro: "Memorie". |