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Nato a Castenaso (Bologna) l'11
dicembre 1912, trucidato a Bologna il 5 ottobre 1944,
meccanico, Medaglia d'oro al valor militare alla
memoria.
Durante il fascismo faceva parte dell'organizzazione
comunista clandestina di Bologna e nel gennaio del 1937
andò in Spagna a combattere in difesa della Repubblica
democratica. Aggregato col grado di tenente alla Brigata
Garibaldi, l'operaio antifascista fu ferito due volte a
Farlete e sul fronte dell'Ebro. Nel febbraio del 1939,
con tutti i volontari internazionali sopravvissuti alla
guerra contro i franchisti, riparò in Francia, dove
passò dall'uno all'altro dei campi di internamento,
sempre svolgendovi un'intensa attività politica. Nell'aprile
del 1941 Tosarelli è tradotto in Italia, dove l'attende
il Tribunale speciale. Il 13 giugno arriva (per l'attività
politica svolta a Bologna sino al 1937), la condanna a
quindici anni di reclusione. Quando Mussolini è
arrestato, Tosarelli viene rilasciato, torna a Bologna e
partecipa alla riorganizzazione del PCI. Giunge l'armistizio,
ed ecco che il combattente di Spagna contribuisce a far
sorgere le prime formazioni gappiste e sappiste del
Bolognese. Come commissario della 63a Brigata
"Bolero" e poi come comandante del VI
Raggruppamento SAP della provincia, Tosarelli organizza e
partecipa a numerose e rischiose azioni contro i
nazifascisti. Sono i primi giorni di ottobre quando il
combattente antifascista convoca, a Bologna, una riunione
dei comandanti partigiani della zona. Si trova nel centro
cittadino quando è riconosciuto da elementi delle Brigate
nere. Bruno Tosarelli è subito circondato, arrestato e
barbaramente trucidato. Alla sua memoria è stata
conferita la Medaglia d'oro al valor militare con la
seguente motivazione: "Apostolo della propria idea,
già valoroso combattente garibaldino in terra straniera,
organizzava i primi nuclei partigiani per la lotta contro
l'oppressore della Patria. Commissario politico di una
Brigata, combatteva valorosamente e vittoriosamente a
Monte Vignola, Monte San Pietro, Monte Capra. Comandante
della IV Zona della città di Bologna faceva sempre e
dovunque rifulgere le sue belle virtù di uomo d'azione,
di organizzatore, di trascinatore. Arrestato e seviziato,
trovava nella morte la liberazione dal martirio che aveva
fatto scempio del suo corpo. Fulgido esempio di fede e di
eroismo". A Roma e a Castenaso sono state intitolate
strade a questo eroe della Resistenza.
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