"Il progetto di riforma di legge elettorale depositato in Parlamento dalla maggioranza di centrodestra fa parte del tentativo di ridefinizione degli equilibri istituzionali italiani"
DOCUMENTO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE SUL PROGETTO DI RIFORMA DI LEGGE ELETTORALE
Il progetto di riforma di legge elettorale depositato in Parlamento dalla maggioranza di centrodestra, che appare strumentale anche perché presentato a breve distanza dalle prossime elezioni politiche, fa parte del tentativo di ridefinizione degli equilibri istituzionali italiani che il Governo Meloni persegue, fin dal suo insediamento, attraverso la legge 86/24 sull’autonomia differenziata, la proposta di legge sul premierato, la riforma sulla giustizia.
Presentato con l’obiettivo dichiarato di garantire “stabilità” e “governabilità”, il nuovo sistema introduce elementi, quali il premio di maggioranza, l’indicazione preventiva del candidato premier e il mantenimento delle liste bloccate, che, pur con le correzioni apportate dopo le prime audizioni di autorevoli costituzionalisti, mantengono rilevanti criticità sul piano della compatibilità costituzionale e della qualità democratica della rappresentanza parlamentare.
Premio di maggioranza: la proposta prevede l’assegnazione automatica di un consistente numero di seggi aggiuntivi alla coalizione vincente qualora superi una determinata soglia di voti. In tal modo, una forza politica che raccolga una percentuale relativamente limitata del consenso popolare potrebbe ottenere una maggioranza parlamentare molto ampia, alterando il principio di proporzionalità e di uguaglianza del voto. Molti costituzionalisti hanno evidenziato come il progetto possa produrre un Parlamento non realmente corrispondente agli orientamenti dell’elettorato. In particolare, è stato osservato che un premio fisso potrebbe consentire alla coalizione vincente di raggiungere circa il 57% dei seggi anche con percentuali di consenso ben inferiori alla maggioranza assoluta dei votanti. Questo meccanismo rischia di compromettere il pluralismo politico, che costituisce uno dei cardini della democrazia parlamentare italiana.
Liste bloccate: il cittadino continuerebbe infatti a non poter scegliere direttamente i parlamentari da eleggere. I candidati sarebbero di fatto nominati dalle segreterie politiche, rafforzando ulteriormente la verticalizzazione del potere nei partiti e indebolendo il rapporto diretto tra eletti ed elettori. In questo modo aumenterebbe la disaffezione dei cittadini verso la politica e aumenterebbe l’allarmante fenomeno dell’astensionismo che sta depotenziando la democrazia rappresentativa.
Obbligo di indicare il nome del candidato premier al deposito delle liste e dei programmi elettorali: è un tentativo di introdurre il “premierato” attraverso una legge ordinaria. Infatti produce un effetto politico plebiscitario, trasformando il voto da scelta parlamentare a investitura personale del capo del governo. Ciò altera la natura della Repubblica parlamentare delineata dalla Costituzione del 1948, nella quale il governo trae legittimazione dalla fiducia delle Camere e non da un rapporto diretto leader-popolo. È gravissimo che un tale sovvertimento delle regole Costituzionali venga proposto su iniziativa del Governo senza coinvolgimento delle opposizioni.
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In questo contesto, l’ANPI interpreta la riforma come parte di una più ampia tendenza alla concentrazione del potere esecutivo e alla marginalizzazione degli organi rappresentativi.
La rappresentanza è un principio costituzionale tramite cui i cittadini esercitano la loro sovranità; la governabilità è sempre subordinata a tale principio, come sottolineato dalla Corte Costituzionale, che ha più volte ribadito che un premio di governabilità non può alterare la natura democratica e rappresentativa della forma di governo parlamentare. Col premio di maggioranza viene meno l’eguaglianza del voto, perché i voti della coalizione vincente avrebbero un peso superiore rispetto agli altri. Tale premio, che contraddice il meccanismo proporzionale, forza di fatto le regole per l’approvazione delle leggi di riforma costituzionale, per l’elezione del Presidente della Repubblica, dei membri laici del CSM, della stessa Corte Costituzionale.
La riduzione del ruolo del Parlamento e la trasformazione del voto in una sorta di investitura personale del leader compromettono lo spirito costituzionale nato dalla Resistenza.
In conclusione, se da un lato è legittimo discutere strumenti che favoriscano governi più stabili, dall’altro l’ANPI ritiene che la legge elettorale debba salvaguardare l’uguaglianza del voto e garantire che il pluralismo e la rappresentanza delle minoranze sociali e politiche non siano alterate da premi di maggioranza. Le critiche mosse dall’ANPI si collocano in questo orizzonte: difendere l’impianto antifascista e parlamentare della Costituzione, preservando i diritti politici dei cittadini e le libertà democratiche, e in questo modo garantire l’esercizio della sovranità popolare sancita dall’art.1.
Per contrastare la proposta di legge elettorale del Governo è necessaria una vasta campagna informativa che permetta l’apertura di un dibattito serio nel Paese; per questo motivo la Segreteria dell’ANPI invita i comitati provinciali a riprendere contatti con le associazioni e le forze politiche che hanno dato vita ai Comitati territoriali per il “NO al referendum sulla magistratura”, in modo da costruire una nuova mobilitazione a difesa dei princìpi costituzionali.
In tema di diritti costituzionali, la Segreteria richiama inoltre l’attenzione sulle preintese Stato - Regione di Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria che sono al vaglio del Parlamento, la cui approvazione definitiva costituirebbe il primo passo per una diversa redistribuzione delle risorse tra le regioni e un ulteriore passo verso la privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale.
SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
Roma, 3 giugno 2026
