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Renato Martorelli

Nato a Livorno l’1 gennaio nel 1895, ucciso a Torino il 20 agosto 1944, avvocato, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria.


Renato Martorelli compie i primi studi a Livorno. Nel 1907 la famiglia si trasferisce ad Asti, dove il padre è stato assunto dalla cooperativa Vetreria Operaia Federale. Ma Renato non si stabilisce ad Asti: ottiene infatti di andare a studiare a Torino, dove si iscrive al Liceo “Gioberti” e poi, appena sedicenne, alla Facoltà di Giurisprudenza. Allo scoppio del Primo conflitto mondiale è richiamato alle armi ed è ferito in combattimento sull’Altopiano di Asiago. Congedato un anno dopo il termine delle ostilità, esercita dal 1920 la professione di avvocato a Torino. Militante socialista sin dalla giovinezza, si oppone all’ascesa del fascismo ed è tra gli organizzatori del movimento “Italia libera” in Piemonte. Sarà avvocato difensore di molti oppositori del fascismo, anche davanti al Tribunale speciale. Durante la dittatura, benché sorvegliato dalla polizia fascista, riesce a mantenere una fitta rete clandestina di contatti politici. Dopo l’armistizio, è tra i principali animatori della Resistenza armata, rappresenta il Partito socialista nel Comitato militare del CLN piemontese, organizza formazioni partigiane in Piemonte e in Liguria e partecipa di persona a numerose azioni nel Cuneese e nella Valle del Taro. Ricercato dalla Gestapo e da varie polizie del governo di Salò, il 30 luglio del 1944 a Niella Tanaro (Cuneo) cade in un’imboscata delle SS italiane. Incarcerato a Mondovì è interrogato e torturato; in seguito viene tradotto a Cuneo e poi a Torino. Dopo una breve detenzione nel carcere torinese delle Nuove, è condotto all’albergo Nazionale, sede della Gestapo, dove viene a lungo inutilmente interrogato sotto tortura e infine ucciso. Il suo corpo non verrà mai ritrovato. La motivazione della massima ricompensa al valor militare concessa a Martorelli dice: “Fu tra i primi che l’8 settembre 1943 diedero vita alle formazioni partigiane. Assertore deciso della volontà di lotta, a questa prodigò l’inesauribile sua attività, la sua straordinaria energia, il prestigio che a lui derivava dalla forza dell’esempio. Ricercato con particolare accanimento dalle polizie fascista e tedesca, rifiutò ogni asilo ed ogni sosta. Catturato, conobbe il calvario degli insulti, delle offese, delle torture, ma non piegò accettando il supremo sacrificio perché vivessero le idee di indipendenza e di libertà”.