Sebben che siamo donne
Venerdì 9 ottobre 2026
ore 17:30 - Auditorium del Dialma Ruggiero, via Monteverdi 117 - La Spezia
L’Associazione Culturale Il Gabbiano, in collaborazione con AtTieSSe e FITA PISA, presenta:
SEBBEN CHE SIAMO DONNE
Le straOrdinarie vite delle 21 Madri Costituenti
Reading a più voci
Il 2 giugno 1946 segna, nella storia d’Italia, più di un dato rilevante: si celebrano le prime libere elezioni dal 1924, con diritto di voto per tutti i cittadini italiani maggiorenni (all'epoca d'età superiore a 21 anni) e, per la prima volta su scala nazionale, anche per tutte le cittadine donne, che nel marzo dello stesso 1946 avevano già potuto esprimere la loro volontà politica alle elezioni amministrative. Contemporaneamente, a elettori e elettrici vengono consegnate le schede per la scelta fra monarchia e repubblica e per l'elezione dei deputati dell'Assemblea Costituente, a cui sarebbe stato affidato il compito di redigere la nuova carta costituzionale.
Nasce così la Repubblica italiana e sono 556 i deputati eletti: tra loro 21 donne, che prendono parte ai lavori che fra il 25 giugno 1946 e il 31 gennaio 1948 danno vita alla carta costituzionale della neonata repubblica e, più in generale, all’azione dei governi che si susseguono in quel periodo. Un numero esiguo, eppure autorevole e fondamentale, che porta lo sguardo e l’esperienza femminili all’interno della vita politica nazionale, dando un contributo determinante al principale atto fondativo della nostra democrazia e, più in generale, all’attività legislativa della prima repubblica.
Quel giorno, qualcosa di profondo cambiò. Quel giorno non si scelse soltanto tra Monarchia e Repubblica, ma si sancì un principio che avrebbe ridisegnato la vita del Paese. Da quel giorno le donne avevano finalmente voce e volto nella politica italiana
Ventuno donne diversissime tra loro entrarono all’Assemblea Costituente. unite da una missione: dare forma a una Costituzione che non dimenticasse le donne.
C’erano donne coraggiose come Adele Bei, condannata a diciotto anni di carcere per antifascismo.
C’era Bianca Bianchi, che sfidò il paternalismo con oratoria brillante e passione per la scuola, denunciando le discriminazioni contro i figli naturali.
