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"La vicenda di 𝗡𝗮𝗷𝗺𝗲𝗵 𝗔𝗺𝗶𝗻𝗶 si inserisce nel contesto della dura repressione delle proteste nazionali che stanno attraversando l'Iran. L'impegno dell'ANPI sarà quello di mantenere alta l'attenzione su questo caso"

 

«𝗡𝗮𝗷𝗺𝗲𝗵 𝗔𝗺𝗶𝗻𝗶 è una studentessa iraniana di 23 anni che rischia l'esecuzione per un'accusa di blasfemia. L'ANPI si unisce a tutte le organizzazioni per i diritti umani che stanno denunciando il ricorso crescente in Iran alla pena di morte come strumento di repressione del dissenso e che chiedono l'annullamento della sentenza.

La vicenda di 𝗡𝗮𝗷𝗺𝗲𝗵 𝗔𝗺𝗶𝗻𝗶 si inserisce nel contesto della dura repressione delle proteste nazionali che stanno attraversando l'Iran. Le forze di sicurezza dal gennaio del 2026 stanno conducendo una violenta operazione repressiva, causando vittime e migliaia di arresti.

La condanna di una giovane donna per un contenuto pubblicato online solleva ancora una volta interrogativi profondi sul rispetto dei diritti fondamentali, sulla libertà di espressione, sulle garanzie di un processo equo in Iran, sul prezzo che stanno pagando le donne iraniane, e rappresenta un ulteriore motivo di allarme per quanti difendono la libertà di espressione e chiedono che nessuno venga privato della vita, tanto più in procedimenti caratterizzati da violazioni dei diritti fondamentali.

Secondo varie fonti, dall'inizio del 2026 in Iran sono già state eseguite centinaia di condanne a morte.

Se la pena di morte nel mondo è inaccettabile, sempre e ovunque, il ricorso a queste esecuzioni è uno strumento per alimentare la paura, reprimere il dissenso e colpire chi esprime posizioni considerate ostili al regime.

La vita e la dignità umana, le garanzie fondamentali della giustizia devono essere tutelate senza eccezioni.

L'ANPI si rivolge alla comunità internazionale, al governo italiano, alle istituzioni europee perché esprimano tutto lo sdegno ed il rifiuto per azioni così efferate. L'impegno dell'ANPI sarà quello di mantenere alta l'attenzione sul caso di 𝗡𝗮𝗷𝗺𝗲𝗵 𝗔𝗺𝗶𝗻𝗶 e sulla situazione delle persone detenute in Iran, come in altri Paesi, per aver esercitato pacificamente i propri diritti».

Segreteria nazionale ANPI