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"Condanniamo senza se né ma le violenze avvenute a Milano e in altre città nei giorni scorsi"

"Condanniamo senza se né ma le violenze avvenute a Milano e in altre città nei giorni scorsi. Esprimiamo la nostra solidarietà verso gli agenti di polizia colpiti o feriti durante gli incidenti. 
Gli atti di devastazione e di teppismo registrati hanno di fatto oscurato le grandi e pacifiche manifestazioni che nelle stesse ore si sono svolte in tutto il Paese ed accrescono paura e disorientamento facendo da sponda a chi pensa di rispondere al disagio sociale con la repressione e con il carcere. Una ricetta sbagliata e già clamorosamente fallita, come dimostrato dai tanti cosiddetti pacchetti sicurezza. Le violenze vanno prevenute, contrastate e sicuramente perseguite penalmente, dando alle forze dell'ordine e alla magistratura gli strumenti e i mezzi per fronteggiarle, ma guai se ci si limitasse a questo. 
C'erano centinaia di ragazzi e ragazzini che hanno manifestato nel modo peggiore il loro disagio sociale ed esistenziale, un rancore sordo e cieco figlio della crisi economica e sociale e anche della mancanza, meglio dell'ignoranza, di valori e dell'ossessiva ostentazione sui media, sui social e nella politica, di esempi negativi e distruttivi: l'aggressività, l'individualismo estremo, l'esplosione incontrastata delle diseguaglianze sociali e persino l'apologia della guerra. Fattori che mettono in discussione la tenuta della coesione sociale, cioè l'unità di una comunità nazionale e il senso di appartenenza dei cittadini. 
Chiediamo alla politica di agire per contrastare il folle aumento dei prezzi, aumentare i salari e le pensioni, garantire il lavoro, il diritto allo studio, all'abitazione e la sanità pubblica come rivendicano in modo pacifico centinaia di migliaia di studenti, di lavoratori, di pensionati. Guardiamo con attenzione alle iniziative spontanee di protesta pacifica e civile di autotrasportatori e agricoltori del Sud Italia. 
Chiediamo al governo e ai media di promuovere una politica di pace e sostenere una cultura di pace. 
L'Italia di oggi non è quella che volevano le partigiane e i partigiani. Per difendere la democrazia e le sue istituzioni chiediamo alla politica di operare per la realizzazione del progetto costituzionale, oggi in gran parte disatteso: bisogna salvare il Paese, non c'è più tempo da perdere".

La Segreteria nazionale ANPI