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80 anni della Repubblica, un percorso di memoria collettiva

La sezione ANPI "Michele D'Addato" di Bisceglie (BT) sabato 30 maggio inizierà, ricordando gli 80 anni della Repubblica, un percorso di memoria collettiva.

Sveleremo le prime tre targhe a tre Partigiani e tre IMI (internati militari italiani) sepolti nel cimitero di Bisceglie. Appuntamento alle ore 9.00 all'ingresso cimiteriale.

I partigiani sono: Michele D'Addato, Corrado Di Benedetto e Giuseppe Papagni.

Gli IMI sono: Leonardo Antonino, Giuseppe Papagni  e Francesco Preziosa.

All'evento parteciperanno il sindaco Angelantonio Angarano e Mons. Giovanni Ricchiuti presidente naz. di Pax Christi già "amico dell'ANPI", insieme a Rosalba D'Addato presidente della sezione locale dell'ANPI.

Perché è importante ricordare i partigiani e gli internati morti:

Perché la libertà non è un dato naturale

La democrazia italiana non è caduta dal cielo. È stata conquistata da persone che hanno rischiato tutto — lavoro, famiglia, vita — per opporsi a un regime autoritario. Ricordarli significa riconoscere che i diritti che oggi consideriamo ovvi sono stati pagati a caro prezzo.

Perché la storia senza memoria si ripete

Ogni volta che una società dimentica le proprie ferite, diventa più vulnerabile a chi vuole riscrivere il passato o minimizzare le responsabilità dei regimi oppressivi. La memoria è un antidoto contro la manipolazione e l'indifferenza.

Perché i partigiani o gli internati non erano eroi astratti

Erano persone comuni: studenti, operai, contadini, insegnanti. Ricordarli significa riconoscere che anche individui "normali" possono compiere scelte straordinarie quando la dignità umana è minacciata. È un messaggio potentissimo per i nostri giovani.

Perché la memoria crea comunità

Le commemorazioni, le lapidi, le storie tramandate nelle famiglie non servono a celebrare la guerra, ma a costruire un senso condiviso di appartenenza. È un modo per dire: questo Paese è nato da un rifiuto collettivo dell'oppressione, al nazifascismo.

Perché ricordare i morti significa prendersi cura dei vivi

La memoria dei partigiani e degli internati ci interroga su come difendiamo oggi i valori per cui loro sono morti: giustizia, uguaglianza, pluralismo, solidarietà. Non è nostalgia: è responsabilità verso le generazioni future.

Oggi ricordiamo i partigiani e gli IMI caduti non come figure lontane, ma come donne e uomini che hanno scelto la libertà quando tutto intorno chiedeva obbedienza.
Ricordarli significa riconoscere che la nostra democrazia nasce da un atto di coraggio collettivo: la decisione di dire No alla violenza, alla discriminazione, alla paura, al fascismo.

La loro lotta non fu solo militare: fu morale. Fu la difesa della dignità umana contro un potere che voleva cancellarla.

Ricordarlo qui al cimitero sulla lapide con una targa significa stigmatizzare quest'esempio come segno di una comunità che disse NO alla dittatura e Si alla libertà.

Sulla targa c'è un Qr code che rimanda direttamente alle schede personali di ciascuno dei nostri "testimoni di libertà". Tutto il materiale è consultabile sul sito www.anpibat.it