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Luigi Longo

Nato a Fubine Monferrato (AL) il 15 marzo 1900, morto a Roma il 16 ottobre 1980, dirigente e parlamentare comunista.

Studente al Politecnico di Torino, frequenta la Scuola militare di Parma, dove diventa sottotenente. Segretario del Gruppo studentesco socialista di Torino, nel 1921 aderisce al Partito comunista d’Italia (Pcd’I); membro della Segreteria nazionale della Federazione giovanile comunista (Fgci), è direttore del periodico Avanguardia, cui subentra Voce della gioventù, che anima insieme alla sua compagna, Teresa Noce. Arrestato nel ’23 e nel ’24, espatria clandestinamente in Francia. Responsabile del Centro estero della Fgci, alla fine del 1927 entra anche nell’Ufficio politico e nella Segreteria del Pcd’I. Promotore insieme a Pietro Secchia della “svolta” che riporta in Italia il centro di gravità del partito, nel 1930-32 è responsabile dell’organizzazione. 
Dall’autunno del ’32 è a Mosca come rappresentante del Pcd’I presso il Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista, ma all’inizio del ’34 rientra a Parigi, dove è tra i protagonisti della nuova fase unitaria che si sta aprendo, siglando insieme a Pietro Nenni il patto d’unità d’azione tra comunisti e socialisti italiani. Nell’agosto 1936, all’indomani dello scoppio della guerra civile, è tra i primi ad accorrere in Spagna, dove nella fase inziale organizza e dirige il Battaglione Garibaldi nell’ambito delle Brigate internazionali antifasciste che si oppongono alle milizie golpiste del gen. Franco, per poi diventare ispettore generale delle Brigate internazionali nel loro insieme. Volgendo al termine la guerra civile, Longo – ormai noto con lo pseudonimo di “Gallo” – giunge in Francia nel febbraio ’39, partecipando alla breve esperienza dell’Unione popolare; allo scoppio della Seconda guerra mondiale, in agosto, viene arrestato e internato nel campo del Vernet, sui Pirenei. Nel ’41 è consegnato allo Stato italiano e il regime fascista lo confina a Ventotene.
Liberato dopo il 25 luglio 1943, Longo partecipa alle prime riunioni della Direzione del Pci, che si divide nei gruppi di Roma e Milano, nel quale entrerà. Il 30 agosto è lui a redigere quel Promemoria sulla necessità urgente di organizzare la difesa nazionale contro l’occupazione e la minaccia di colpi di mano da parte dei tedeschi, che costituisce uno degli atti di nascita della Resistenza. Il documento è fatto proprio anche dal Partito socialista e da Giustizia e Libertà, per cui Longo, Sandro Pertini per il Psi e Riccardo Bauer per GL danno vita a una prima giunta militare delle forze antifasciste. Prima di tornare a Milano, tra il 9 e il 10 settembre Gallo partecipa ai combattimenti per la difesa di Roma. Sul piano politico, si schiera per un’unità operativa ampia, ma ribadisce anche la necessità di un governo popolare, emanazione dei Cln, che subentri al governo Badoglio. Coadiuvato da Secchia, promuove e dirige le Brigate Garibaldi e – anche attraverso il foglio La Nostra lotta – porta avanti la riorganizzazione dei quadri comunisti. Sempre con Secchia, è lui a coordinare la Direzione Nord del Pci. In particolare, mira a un’azione di massa della classe operaia settentrionale. Longo, dunque, legge gli scioperi del marzo 1944 come la conferma della direzione della lotta antifascista da parte della classe operaia, e della possibilità di realizzare «un taglio netto» col passato, costituendo un governo «veramente popolare», basato sul protagonismo dei Cln.
Quando finalmente il movimento partigiano si dà una direzione unica nel Corpo Volontari della Libertà, Longo (che intanto ha iniziato a usare lo pseudonimo di “Italo”) lo dirige assieme a Ferruccio Parri e – dal settembre ’44 – al generale Raffaele Cadorna. A novembre, allorché il gen. Alexander, comandante supremo delle forze alleate in Italia, invita i partigiani a interrompere la lotta in vista dell’inverno, Longo dà una “interpretazione” del suo messaggio che di fatto ne capovolge il senso. È lui a redigere la bozza di risoluzione del Cvl, la quale afferma che «ogni richiamo alle direttive di Alexander per giustificare proposte di smobilitazione [...] è assolutamente ingiustificato», poiché nel proclama «non si afferma [...] che si deve cessare la battaglia» ma solo le ‘operazioni organizzate su vasta scala’. Dunque, quella che inizia non sarà una ‘stasi invernale’, ma una ‘campagna invernale’, con le sue peculiarità, tra cui la pianurizzazione della lotta partigiana.
Convinto sostenitore della linea unitaria e al tempo stesso di un forte impegno contro l’attendismo e di una funzione di avanguardia dei comunisti, Longo rimane al vertice della lotta di liberazione fino alla primavera del 1945. È lui a redigere la direttiva n. 16 diretta a tutte le formazioni garibaldine, uno dei documenti decisivi dell’insurrezione. Il 25 Aprile lo vede nel triumvirato insurrezionale di Milano con Pertini e Leo Valiani.
Decorato della “Bronze star” americana, presidente della Commissione di 2° Grado del Ministero della Difesa per il riconoscimento qualifiche ed esame delle proposte di ricompense al Valor Militare ai partigiani (Ricompart) dal 1945 al 1964, nel dopoguerra Longo è componente della Consulta nazionale e dell’Assemblea costituente; dal 1948 deputato al Parlamento. Forte è il suo impegno per il riconoscimento dei diritti dei partigiani combattenti, così come la difesa e la rivendicazione del loro operato.
Eletto vicesegretario del Pci al V Congresso (dicembre 1945 – gennaio 1946), fondatore e direttore del settimanale Vie Nuove, rappresenta il Partito comunista italiano in importanti incontri internazionali come la conferenza costitutiva del Cominform (1947) e la Conferenza mondiale dei partiti comunisti a Mosca (1960). Nell’agosto 1964, alla morte di Palmiro Togliatti, divenne segretario generale del Pci, distinguendosi per gesti innovativi come la scelta di pubblicare il Promemoria di Jalta, il dialogo con il movimento studentesco, l’appoggio al nuovo corso di Alexander Dubček e la condanna dell’intervento del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia. Dal 1969 è affiancato come vicesegretario da Enrico Berlinguer. Con l’inizio della segreteria di quest’ultimo, nel ’72, Longo diventa presidente del partito, affiancando al ruolo di direzione politica la stesura di saggi e studi fondamentali sul movimento operaio, sull’antifascismo e sul movimento di liberazione italiano.
A.H.