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Renato Martorelli

Nato a Livorno l’1 gennaio nel 1895, morto a Torino il 20 agosto 1944, avvocato, Medaglia d’Oro al valor militare alla memoria.

Studente brillante, nel 1907 si trasferisce con la famiglia in Piemonte ma non ad Asti, dove il padre andava a lavorare come operaio nella nuova sede della cooperativa Vetreria Operai Federale, bensì a Torino per iscriversi al liceo classico “Gioberti” e poi, appena sedicenne, alla facoltà di Giurisprudenza. Allo scoppio del Primo conflitto mondiale è richiamato alle armi ed è ferito in combattimento sull’Altopiano di Asiago ma sarà congedato solo al termine delle ostilità. Si sposa nel 1921 e avrà quattro figli. Da avvocato, da anni militante del Partito socialista, tra il 1923 e il 1924 difende molti oppositori politici del fascismo ed è tra gli organizzatori del movimento “Italia Libera”. Dopo l’armistizio, entrato nella Resistenza, rappresenta il suo partito nel Comitato militare del CLN piemontese, organizza formazioni partigiane in Piemonte e in Liguria e partecipa di persona a numerose azioni nel Cuneese e nella Valle del Taro. Ricercato dalla Gestapo e da varie polizie del governo di Salò, il 30 luglio del 1944 a Niella Tanaro (Cuneo) cade in un’imboscata delle SS italiane. Incarcerato a Mondovì è interrogato e torturato, tradotto a Cuneo e infine a Torino, prima alla Nuove e in seguito all’albergo Nazionale, sede della Gestapo, è ancora interrogato e torturato. La morte sarebbe arrivata per un “tentativo di fuga”. Il suo corpo non verrà mai ritrovato. La motivazione della massima ricompensa al valor militare conferita a Martorelli dice: “Fu tra i primi che l’8 settembre 1943 diedero vita alle formazioni partigiane. Assertore deciso della volontà di lotta, a questa prodigò l’inesauribile sua attività, la sua straordinaria energia, il prestigio che a lui derivava dalla forza dell’esempio. Ricercato con particolare accanimento dalle polizie fascista e tedesca, rifiutò ogni asilo ed ogni sosta. Catturato, conobbe il calvario degli insulti, delle offese, delle torture, ma non piegò accettando il supremo sacrificio perché vivessero le idee di indipendenza e di libertà”.