Renato Martorelli
Studente brillante, nel 1907 si trasferisce con la famiglia in Piemonte ma non ad Asti, dove il padre andava a lavorare come operaio nella nuova sede della cooperativa Vetreria Operai Federale, bensì a Torino per iscriversi al liceo classico “Gioberti” e poi, appena sedicenne, alla facoltà di Giurisprudenza. Allo scoppio del Primo conflitto mondiale è richiamato alle armi ed è ferito in combattimento sull’Altopiano di Asiago ma sarà congedato solo al termine delle ostilità. Si sposa nel 1921 e avrà quattro figli. Da avvocato, da anni militante del Partito socialista, tra il 1923 e il 1924 difende molti oppositori politici del fascismo ed è tra gli organizzatori del movimento “Italia Libera”. Dopo l’armistizio, entrato nella Resistenza, rappresenta il suo partito nel Comitato militare del CLN piemontese, organizza formazioni partigiane in Piemonte e in Liguria e partecipa di persona a numerose azioni nel Cuneese e nella Valle del Taro. Ricercato dalla Gestapo e da varie polizie del governo di Salò, il 30 luglio del 1944 a Niella Tanaro (Cuneo) cade in un’imboscata delle SS italiane. Incarcerato a Mondovì è interrogato e torturato, tradotto a Cuneo e infine a Torino, prima alla Nuove e in seguito all’albergo Nazionale, sede della Gestapo, è ancora interrogato e torturato. La morte sarebbe arrivata per un “tentativo di fuga”. Il suo corpo non verrà mai ritrovato. La motivazione della massima ricompensa al valor militare conferita a Martorelli dice: “Fu tra i primi che l’8 settembre 1943 diedero vita alle formazioni partigiane. Assertore deciso della volontà di lotta, a questa prodigò l’inesauribile sua attività, la sua straordinaria energia, il prestigio che a lui derivava dalla forza dell’esempio. Ricercato con particolare accanimento dalle polizie fascista e tedesca, rifiutò ogni asilo ed ogni sosta. Catturato, conobbe il calvario degli insulti, delle offese, delle torture, ma non piegò accettando il supremo sacrificio perché vivessero le idee di indipendenza e di libertà”.
