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Don Giovanni Battista Rocca

Nato a Rovagnate (Lecco) il 26 febbraio 1891, deceduto a Esino Lario (Lecco) l’8 marzo 1965, sacerdote, sepolto nel cimitero di Senago.

Figlio di una famiglia brianzola trasferitasi a Vercelli per lavoro, dopo gli studi liceali entrò in seminario e fu ordinato sacerdote il 3 maggio 1915 in Duomo a Milano dall’arcivescovo Andrea Carlo Ferrari. I primi anni di ministero lo videro coadiutore a Malgrate, sulla riva lecchese del Lario. Nel primo dopoguerra fu tra i promotori del Partito Popolare Italiano nel Lecchese e operò nelle leghe contadine di ispirazione cattolica; nel 1921 pubblicò il libro bianco “L’agitazione dei contadini milanesi e comaschi”, nel quale difendeva i diritti dei lavoratori della terra e avanzava proposte di riforma in linea con la dottrina sociale della Chiesa. Questo percorso lo collocò in una posizione distante dal nazionalismo e dalla violenza del nascente fascismo.

Fu docente della Cattedra Ambulante di Agricoltura della provincia di Como. Con l’affermarsi del regime, la sua esperienza nel movimento popolare e nelle organizzazioni contadine restò come base di un dissenso che non si espresse in forme di partito, ma nella critica alla riduzione corporativa del mondo rurale, alle limitazioni della vita associativa e al culto del capo. Nella predicazione e nell’azione pastorale propose con continuità un riferimento alla responsabilità personale e alla legalità, estraneo al conformismo imposto dal regime.

Nel 1927 l’arcivescovo Eugenio Tosi lo nominò parroco di Esino Lario, comunità di montagna dove rimase fino alla morte. Una curazia difficile, dove nel suo operato fu sistematicamente ostacolato dal Podestà che fece di tutto, non riuscendovi, a mandarlo al confino. Qui promosse l’introduzione della “patata bianca” come coltura di sussistenza, avviò negli anni Trenta la Scuola degli arazzi di Esino Lario e ideò il “fuso Rocca”, un telaio per la filatura di lino e canapa brevettato anche all’estero. Si oppose alle politiche… del Podestà, tenendo strettamente in mano l’educazione dei giovani. In questi luoghi di lavoro e di formazione si svilupparono forme di socialità non direttamente controllate dal regime, che offrirono spazi di crescita civile e culturale alla popolazione.

Durante la seconda guerra mondiale, nella diocesi ambrosiana guidata dal cardinale Schuster, il suo atteggiamento critico verso il fascismo si tradusse in scelte più nette. Nella colonia del PIME ospitò anche i familiari di Vittorio Mussolini, presentati alla Curia come persone bisognose di aiuto, in coerenza con un criterio di assistenza che prescindeva dall’appartenenza politica. Fu inquadrato nelle Fiamme Verdi – Corpo Volontari della Libertà e divenne referente della Resistenza cattolica nella zona. Nel novembre 1944 venne arrestato dai tedeschi e tradotto al comando di Barzio, dove rischiò la fucilazione prima di essere rilasciato.

Nel dopoguerra continuò il suo ministero a Esino Lario, seguendo la ricostruzione del paese e il suo sviluppo turistico. Nel 1947 riaprì e sviluppò il Museo delle Grigne, nato dalla raccolta avviata negli anni precedenti. La sua figura è ricordata tra i sacerdoti che attraversarono l’intero periodo fascista mantenendo una linea di distanza dal regime e offrendo, nella fase della lotta di Liberazione, sostegno concreto a quanti erano colpiti dalla guerra e dalla repressione.